Vito Carofiglio – ALMA MATER poesie postume

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«Poetare non fu gioco», scrive Vito Carofiglio, e queste pagine ne sono la conferma.
Le 150 poesie inedite qui raccolte, composte tra il 1957 e il 1996, attraversano quasi quarant’anni di vita e di scrittura. Dalle inquietudini della giovinezza agli anni dell’impegno politico e sociale, fino alla stagione della memoria e del ritorno alla sua terra, la poesia diventa uno strumento per interrogare il proprio tempo e dare forma all’esperienza vissuta.
Amore e malinconia, lavoro e dignità, bisogno di giustizia, paesaggi del Sud, miti, arte e quotidianità convivono in versi capaci di passare dal tono lirico all’ironia, dalla denuncia alla speranza. Accanto alle vicende personali affiora il racconto di un’epoca: le lotte collettive, le trasformazioni sociali, le contraddizioni della modernità e il rischio della disumanizzazione.
Dopo la raccolta postuma Le forme dell’arte (Palomar, 2001), questo libro offre al lettore un percorso umano e poetico in cui memoria individuale e storia comune continuano a dialogare con il presente.

Vito Carofiglio (Bari, 1935-1996) è stato molte cose, ma sempre a modo suo: francesista e poeta, saggista e drammaturgo, intellettuale eclettico e mai allineato. Nato in una famiglia proletaria, nel cuore della città vecchia di Bari, ha imparato presto a guardare il mondo con occhi curiosi e ironici. Professore di Lingua e Letteratura francese nelle università di Pescara, Milano, Parigi e Montréal, è tornato a Bari per restituire alla città l’energia ricevuta altrove. Qui ha insegnato, diretto l’Istituto di Francese, attraversato con finezza la scrittura saggistica, teatrale e lirica. Spirito inquieto e generoso, ha animato per anni la vita culturale della sua città con riviste, congressi, esperienze collettive, collaborando a lungo con «La Gazzetta del Mezzogiorno», pagina Cultura. Studioso appassionato di autori come Gide, Nerval, Balzac, Baudelaire, Proust e Stendhal, ne ha restituito il senso più profondo in saggi, traduzioni e riletture originali.
Accanto allo studio dei classici, ha rivolto lo sguardo al teatro popolare, alla parola in dialetto, alle lotte di chi non ha voce. Di formazione marxista gramsciana, considerava la letteratura uno spazio vivo, un atto civile. Ma è nella poesia, coltivata per tutta la vita, che si rivela la sua voce più autentica: quella dell’amore, dell’indignazione, della speranza. Tra le opere pubblicate, una raccolta di poesie in francese con testo italiano a fronte, Vent du Sud (Edizioni dal Sud, 1984), un poema d’amore, Regina dei venti e del mattino (Edizioni dal Sud, 1988) e la raccolta postuma di poesie Le forme dell’arte (Palomar, 2001).
Le pagine di questa raccolta, intime e politiche insieme, non sono un epilogo, ma un ritorno.