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Il vento muove le foglie
14,00 €
Poi d’improvviso
deciso e potente
il richiamo dell’anima.
Lo sguardo va alla finestra.
Ecco la risposta:
il vento muove le foglie.
E ritrovo l’infinito.
14,00 €
Poi d’improvviso
deciso e potente
il richiamo dell’anima.
Lo sguardo va alla finestra.
Ecco la risposta:
il vento muove le foglie.
E ritrovo l’infinito.
| Categoria: | Poesia |
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| book-author |
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Mentre rumoreggiano schermaglie di vacui duelli su come si scrive, su come si legge il dialetto barese, che molti vorrebbero lingua viva, ma la feriscono con termini desueti e pronuncia arcaica, altri si attardano con pensierini e dedicucce, tanti si dicono poeti e tanti detentori del verbo… arriva lui, Davide Ceddìa, con il dialetto 2.0 a dimostrare che il dialetto è lingua viva perché si nutre di cultura e si aggiorna come tutte le lingue vive.
Alla base, dunque, un bel bagaglio culturale, una bella sensibilità artistica, musicale, attoriale e poi un giovanile entusiasmo con cui affronta impegni artistici e poetici.
È davvero una bella soddisfazione constatare che la gente non è quel “popolino” che molti vorrebbero ammansire con dialetti sguaiati al servizio di risate grasse e volgari. Il popolo di F.B. ha promosso la raffinata e colta ironia di Davide che usa il dialetto barese per far ridere e sorridere, per commuovere e pensare. Così come deve essere. Poi ci sono le sue canoni, le sue musiche, le sue interpretazioni e la sua chitarra. Credo che Davide lascerà un bel segno del suo passaggio.
Vito Signorile
Iridescenze è un viaggio nel tempo e nell’interiorità alla ricerca di emozioni, illuminazioni, esperienze di molteplice natura. Il mistero e la bellezza della realtà naturale, l’amore nelle sue declinazioni di eros e agape, la compassione per gli ultimi e la condanna degli ingiusti e potenti corrotti costituiscono alcune sfumature di un’iride più variegata e non riducibile a puro biografismo.
Savelletri assurge, in questa raccolta, a cuore di un territorio lirico nettato, essenzializzato, vivificato infine da quell’umano miracolo che è, sempre, la parola poetica.
Diario in pandemia è il mio secondo libro di poesie e disegni. è un “diario” perché contiene annotazioni, osservazioni, riflessioni, sentimenti, scritti in forma lirica, scaturiti, quasi giornalmente, durante il primo periodo di pandemia da Covid-19; in particolare, vanno dal 2 marzo al 30 maggio 2020.
Anche in questa seconda raccolta, come nella prima, alcuni componimenti sono arricchiti da disegni che, insieme alla poesia, sono le forme in cui riesco più facilmente a esprimermi. Anche questa volta ho sentito il bisogno di condividere con altri le mie idee ed emozioni perché, come dice Massimo Troisi nel film Il postino, «la poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve».
E, ringraziando chi sceglierà di leggere questo libro e augurandogli un piacevole e intenso incontro con i miei versi e disegni, termino con una frase di Charles Pierre Baudelaire: «Ogni uomo di buona salute può fare a meno di mangiare per due giorni, della poesia mai!».
E invece io, Emilia, lo so: mi fa star meglio. Ho sempre amato la poesia e sin da piccola mi piaceva tradurre in versi i miei sentimenti, le idee, gli stati d’animo che col tempo ho sentito il bisogno di condividere con gli altri. Da qui nasce la mia prima raccolta di poesie, arricchita dai disegni che, insieme alla scrittura, sono le forme di espressione a me più congeniali. La poesia resta per me lo sguardo più profondo verso se stessi e verso il mondo, uno sguardo che spero riesca a trasmettere questo messaggio: amate la poesia e “fidatevi di chi porta sempre con sé un libro di poesie” (R. Cotroneo)
Amore / Ombre / Natura / Digressioni dell’Io
La congiunzione delle generazioni è premessa di armonie semplici, ma profonde; lo è anche lo spettacolo della natura e perfino le squassanti pulsioni interiori. Una raccolta di versi da cui traspare l’immacolata ingenuità del sentire puro: in cui amore, ombre dell’anima e riflessioni della mente si mescolano con un incalzare nudo, quasi diaristico, vivificati dalla rima usata sempre argutamente.
In un celebre saggio, apparso su «il manifesto» il 12 ottobre 2006, Lorenzo Imbeni sosteneva che «gli oggetti – vale a dire la realtà artificiale con cui intrecciamo un continuo rapporto nel quotidiano – si pongono come nodi complessi di relazioni attraverso cui esercitiamo il nostro legame operativo con il mondo, un rapporto multidimensionale che si esprime non solo nella funzionalità dei nostri atti fisici, ma anche nei significati simbolici, nelle immagini percettive, nelle relazioni sociali».
Del resto da Husserl in poi l’analisi strutturale dell’esperienza pura e senza mediazioni dei fenomeni
da parte della coscienza ha sempre privilegiato gli oggetti della quotidianità come centro dell’incontro con l’atto percettivo.
Ora queste poche pagine vogliono essere, a loro modo, un contributo allo svelamento dell’occulto che c’è nella esperienza ordinaria, secondo la lezione heideggeriana dell’agire progettante e del “fare con” gli oggetti, invece che del “pensare di” essi, mettendo definitivamente da parte tutto ciò che presumiamo di sapere sulle cose.
Ma forse è solo un gioco.
Mari ra Calabria, beddu, prima calmu, poi agitatu, culuratu verdi, ropu blu. I to occhi mu ricordunu. Sunnu beddi comu a iddu, amuri meu bellissimu.
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