|
"Parlare il corpo" con le sue maschere, a cominciare da quella
che nella nostra cultura è la superficie più letterale:
l'abito, forma di un rapporto del corpo con il mondo e con gli altri corpi.
L'abito riveste, e nella iterazione è il richiamo a successive
e infinite superfici, a una metamorfosi, che fa sì che il punto
limite del corpo non sia il "corpo nudo" ma il ripetersi dei
rivestimenti. La moda rappresenta una scrittura dell'abbigliamento, e
qui 'scrittura' sta per tutto ciò che traduce, interpreta, costruisce
e decostruisce il corpo, superandosi sempre: la moda si origina nel contrasto
tra travestimento e carattere, e si fonda sul paradosso dell'obbligatorio
e dell'immotivato. Solo l'abito e il maquillage possono esemplarmente
esporre il corpo a un rapporto con la letteratura, l'iconografia, il mito,
l'immaginario, le tecnologie, poiché ne "abbassano" la
dignità fino alla frivolezza. Il rapporto tra scritture valica
la sistematicità di struttura: è una scienza 'poco seria",
singolare e un po' curiosa di tutte le altre scienze. |
||