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In uno dei petali della sua Nuova poesia in forma di rosa (1964), Pasolini rievocava un monaco di clausura / diventato pazzo, che cerca una clausura nella / clausura, per rifare di nuovo il cammino già fatto, / senza notizie biografiche, cicala nel sole della tomba, / a trasformare livore in malinconia - comunque / quella è la sua vita, e della sua vita / i suoi versi sono testimoni / che hanno senso in contesti / di dolore / nero. Assistiamo ad un sortilegio ("benigno"), descritto da Stefano Benni in una lirica della sua raccolta Prima o poi l'amore arriva (1982): A Roversi A più di trent'anni da Pasolini, in una poesia intitolata Palmaverde (1996), un giovane poeta marchigiano, Gianni D'Elia, si rappresentava come un naufrago approdato [...] alla riva / dell'Ulisse più umano si conosca in rima / ora in via de' Poeti nomen omen / poco distante dalla stessa via / che per passione al vero stretti / come Roversi Elena e Roberto / unisce valore e cortesia. Il volume si divide in tre capitoli, ognuno legato ad una fase precisa dell'attività dell'autore: si ricostruiscono gli anni di "Officina", entro cui confluiscono (e vengono rielaborati) gli esordi di Roversi; la ricca stagione degli anni Sessanta, che vedono il poeta praticare uno sperimentalismo di generi (dal romanzo al teatro alla lirica) e una lucida partecipazione agli avvenimenti del tempo; il terzo capitolo segue gli sviluppi della sua opera fino all'ultima raccolta di versi. |
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