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Guido Miglioli giunse a Lavello, paese della Lucania ai confini con la terra pugliese, nell’ottobre del 1941, trasferitovi dalle isole Lipari per ordine del Tribunale di Bolzano, che lo aveva condannato a cinque anni di confino “per aver svolto costante attività contro il Regime ed in contrasto con gli interessi dello Stato Fascista” (Garzanti, 1945).
Il vecchio “notabilato” lavellese si trovò improvvisamente a fare i conti con un personaggio sconosciuto, ma accattivante, che nel frattempo si era circondato dell’amicizia di pochi fidati elementi, tra cui il prof. Lorenzo Calabrese, giovane dirigente della locale Scuola d’Avviamento. […]
Miglioli si era occupato della questione agraria meridionale, sin da quando, nel 1920, aveva fissato la sua attenzione sul problema del latifondo, con una serie di proposte che l’avvento del Fascismo aveva vanificato. Le zone di Lavello prima e di Pescopagano poi, gli offrirono la possibilià di riflettere su determinati aspetti, cioè sulle cause umane e sulle ragioni sociali che avevano soffocato, fino a quel momento, la rinascita contadina. […]
Si riportano qui delle lettere del Miglioli a Lorenzo Calabrese, che evidenziano la sofferenza del confinato ma, anche, la grande solidarietà della gente di Basilicata. Miglioli, citando Pescopagano dice, “il confino più perfetto combinato dalla natura”. […]

Collana: .

Dettaglio pubblicazione

  • Pagine: : 88
  • Lingua: : Italiano
  • Altro: : Introduzione di Vincenzo Robles

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