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Una delle maggiori difficoltà nella ricostruzione dei caratteri della reazione popolare alla guerra e alle violenze della Wehrmacht, in alcune aree del Mezzogiorno, dopo l’8 settembre, è data dalla debole memoria pubblica di quegli eventi sottoposti negli anni della transizione dal fascismo alla repubblica e per tutti gli anni Cinquanta ad un forte isolamento nel dibattito politico-culturale e ad una emarginazione anche sul piano della ricerca storiografica1.
La particolare situazione del Sud, caratterizzata da una profonda crisi sociale e civile connessa anche alla occupazione militare anglo-americana che si protrasse fino al 1946, non favorì una generale presa di coscienza delle conseguenze della breve ma violenta occupazione tedesca. Per effetto della censura prima badogliana e poi anglo-americana l’opinione pubblica non percepì immediatamente la portata dell’azione distruttiva dell’esercito tedesco e le conseguenze delle operazioni terroristiche contro militari e civili. Solo a distanza di un anno dai drammatici avvenimenti conseguenti l’armistizio si registrarono in Puglia le prime iniziative pubbliche per ricordare le vittime delle stragi della Wehrmacht in una situazione però di forte tensione caratterizzata dalla radicalizzazione dello scontro politico-sociale. La delegittimazione dei partiti che si riconoscevano nel CLN da parte delle forze monarchico-badogliane ebbe tra le altre conseguenze quella di emarginare le manifestazioni per ricordare la lotta antifascista e antinazista o di occultarne il significato storico-politico.
(…) La gente comune percepì immediatamente la posizione dell’ex alleato che in diverse situazioni si abbandonò a violenze inaudite ed a vergognosi misfatti, soprattutto contro militari sbandati, non risparmiando in taluni casi anche la popolazione civile.
In quest’ambito vengono ad assumere un importante significato le relazioni ed i rapporti dei carabinieri, le relazioni di ex podestà, ancora in carica dopo l’8 settembre, o di Commissari nominati dai Prefetti, le relazioni di diverse autorità militari (finanzieri, responsabili delle questure) ed esponenti del clero (vescovi, parroci). Si sono rivelati utili anche i registri di stato civile relativi ai decessi per i mesi di settembre-ottobre 1943, in particolare le dichiarazioni di iscritti all’ANPI, dopo il 194529.
Rilevante anche la documentazione di Enti pubblici come l’Acquedotto Pugliese, importante obiettivo strategico delle operazioni militari tedesche nel corso della ritirata.
Anche le ricostruzioni di alcuni storici locali in occasione di scadenze celebrative negli anni Sessanta e Settanta, pur condizionate dal mito della “resistenza organizzata”, in analogia con quanto era accaduto al Centro-Nord, offrono importanti dati sulle violenze e stragi naziste. (…)

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Dettaglio pubblicazione

  • Pagine: : 400
  • Lingua: : Italiano
  • ISBN: : 978-88-7553-030-3

Info sull'autore

Author

Giulio Esposito (1959-2015), laureato in lettere e filosofia, è stato docente di secondo grado e ricercatore dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI) presso l'Istituto Pugliese per la storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea (IPSAIC) di Bari. Ha collaborato con vari periodici ed è stato autore e curatore di numerose pubblicazioni sulla storia del Novecento pugliese, sull'emigrazione, sul movimento socialista pugliese, sui profughi del secondo dopoguerra e sui rapporti della Puglia con gli Stati vicini. A Noci, dove risiedeva da molti anni, ha contribuito attivamente al risveglio della storiografia locale con diversi scritti e conferenze su importanti questioni di storia nocese e promuovendo pubblicazioni e attività sull'emigrazione, sugli antichi mestieri e sulla scuola.

Vito Antonio Leuzzi

Vito Antonio Leuzzi dirige l’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. È autore di diversi volumi, saggi e studi sulla storia sociale e culturale della Puglia e del Mezzogiorno. Per Edizioni dal Sud è Direttore della collana “Memoria”.

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