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L'etica è un paradosso: da un lato la contemporaneità ne
sollecita lo sviluppo e ne sottolinea l'urgenza e la necessità,
dall'altro essa stessa ne attesta la crisi, innanzitutto nei termini di
una crisi di senso. Il Novecento filosofico, pur nella pluralità
non sintetizzabile dei suoi percorsi, si è determinato come l'epoca
nella quale gli schemi di senso ereditati dalla tradizione culturale,
politica, scientifica e religiosa sono stati sottratti dalla loro pretesa
di valere a priori per ogni soggetto e in qualunque momento della storia
umana. Al tempo stesso, i comportamenti concreti degli uomini non solo
hanno continuato a manifestarsi come irrimediabilmente legati alla domanda
sul dovere, sui fondamenti che giustificano le scelte individuali e collettive,
ma lo hanno fatto a fronte di una nuova dimensione dell'agire, determinato
dalla globalizzazione politico-economica e del rinnovato sviluppo delle
tecniche scientifiche e biomediche. Nello "spazio vuoto", liberato
dalle etiche tradizionali, si accumulano, dunque, domande sul dovere universalmente
riconosciute come improcrastinabili. |
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