Vito
Antonio Leuzzi
Bari 28 luglio
1943.
MEMORIA DI UNA STRAGE
168 pp., euro 10,00

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La mattina del 28 luglio 1943 la notizia diffusa da alcuni quotidiani
che i detenuti politici sarebbero stati rilasciati nella giornata, provocò
la mobilitazione spontanea di studenti e professori che organizzarono
un corteo con l'intento di andare incontro agli intellettuali detenuti.
Più di 200 manifestanti per lo più giovanissimi (diversi
erano studenti medi e universitari), dopo aver attraversato alcune strade
del centro di Bari, e dopo aver invaso i locali del gruppo rionale fascista
"Barbera", giunti nei pressi della federazione del partito fascista,
in via Niccolò dall'Arca, dove era stato dislocato un reparto dell'esercito,
chiesero all'ufficiale che comandava il nucleo, la rimozione delle insegne
del fascismo. Mentre il prof. Fabrizio Canfora tentava di spiegare all'ufficiale
l'intento pacifico dell'iniziativa, senza alcuna spiegazione e senza preavviso,
contemporaneamente dalle finestre della federazione e dal reparto militare
si sparò ripetutamente sul corteo. A sparare per primo fu il sergente
Carbonara Domenico, appartenente al 4° battaglione San Marco, in licenza,
che inseritosi nel corteo si portò successivamente alle spalle
della truppa ed iniziò ad esplodere alcuni colpi di pistola sui
manifestanti [cfr. Doc. VIII]. In pochi attimi la strada si ricoprì
di morti e di numerosi feriti che non furono soccorsi con tempestività
per l'atteggiamento dei militari, e soprattutto, perché si dispose
il suono prolungato delle sirene che venivano attivate quando c'era il
rischio di un attacco aereo.
Tra i primi a cadere fu Graziano, il più giovane dei figli di Fiore,
che agitando una bandiera si era posto alla testa dei manifestanti. Il
tragico bilancio della strage, 20 morti e 38 feriti secondo le cifre ufficiali.
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