Leuzzi-Esposito
L'8 settembre
1943
in Puglia e Basilicata
400 pp., euro 16,00

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Una delle maggiori difficoltà
nella ricostruzione dei caratteri della reazione popolare alla guerra
e alle violenze della Wehrmacht, in alcune aree del Mezzogiorno, dopo
l'8 settembre, è data dalla debole memoria pubblica di quegli eventi
sottoposti negli anni della transizione dal fascismo alla repubblica e
per tutti gli anni Cinquanta ad un forte isolamento nel dibattito politico-culturale
e ad una emarginazione anche sul piano della ricerca storiografica1.
La particolare situazione del Sud, caratterizzata da una profonda crisi
sociale e civile connessa anche alla occupazione militare anglo-americana
che si protrasse fino al 1946, non favorì una generale presa di
coscienza delle conseguenze della breve ma violenta occupazione tedesca.
Per effetto della censura prima badogliana e poi anglo-americana l'opinione
pubblica non percepì immediatamente la portata dell'azione distruttiva
dell'esercito tedesco e le conseguenze delle operazioni terroristiche
contro militari e civili. Solo a distanza di un anno dai drammatici avvenimenti
conseguenti l'armistizio si registrarono in Puglia le prime iniziative
pubbliche per ricordare le vittime delle stragi della Wehrmacht in una
situazione però di forte tensione caratterizzata dalla radicalizzazione
dello scontro politico-sociale. La delegittimazione dei partiti che si
riconoscevano nel CLN da parte delle forze monarchico-badogliane ebbe
tra le altre conseguenze quella di emarginare le manifestazioni per ricordare
la lotta antifascista e antinazista o di occultarne il significato storico-politico.
(
) La gente comune percepì immediatamente la posizione dell'ex
alleato che in diverse situazioni si abbandonò a violenze inaudite
ed a vergognosi misfatti, soprattutto contro militari sbandati, non risparmiando
in taluni casi anche la popolazione civile.
In quest'ambito vengono ad assumere un importante significato le relazioni
ed i rapporti dei carabinieri, le relazioni di ex podestà, ancora
in carica dopo l'8 settembre, o di Commissari nominati dai Prefetti, le
relazioni di diverse autorità militari (finanzieri, responsabili
delle questure) ed esponenti del clero (vescovi, parroci). Si sono rivelati
utili anche i registri di stato civile relativi ai decessi per i mesi
di settembre-ottobre 1943, in particolare le dichiarazioni di iscritti
all'ANPI, dopo il 194529.
Rilevante anche la documentazione di Enti pubblici come l'Acquedotto Pugliese,
importante obiettivo strategico delle operazioni militari tedesche nel
corso della ritirata.
Anche le ricostruzioni di alcuni storici locali in occasione di scadenze
celebrative negli anni Sessanta e Settanta, pur condizionate dal mito
della "resistenza organizzata", in analogia con quanto era accaduto
al Centro-Nord, offrono importanti dati sulle violenze e stragi naziste.
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