Giovanna
Calabrese (a cura di)
Nostalgia
di un confino
Guido Miglioli e la Basilicata
(1942-1953)
Introduzione di Vincenzo Robles
88 pp., euro 7,75
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Guido Miglioli giunse a Lavello, paese della
Lucania ai confini con la terra pugliese, nell'ottobre del 1941, trasferitovi
dalle isole Lipari per ordine del Tribunale di Bolzano, che lo aveva condannato
a cinque anni di confino "per aver svolto costante attività
contro il Regime ed in contrasto con gli interessi dello Stato Fascista"
(Garzanti, 1945).
Il vecchio "notabilato" lavellese si trovò improvvisamente
a fare i conti con un personaggio sconosciuto, ma accattivante, che nel
frattempo si era circondato dell'amicizia di pochi fidati elementi, tra
cui il prof. Lorenzo Calabrese, giovane dirigente della locale Scuola
d'Avviamento. [...]
Miglioli si era occupato della questione agraria meridionale, sin da quando,
nel 1920, aveva fissato la sua attenzione sul problema del latifondo,
con una serie di proposte che l'avvento del Fascismo aveva vanificato.
Le zone di Lavello prima e di Pescopagano poi, gli offrirono la possibilià
di riflettere su determinati aspetti, cioè sulle cause umane e
sulle ragioni sociali che avevano soffocato, fino a quel momento, la rinascita
contadina. [...]
Si riportano qui delle lettere del Miglioli a Lorenzo Calabrese, che evidenziano
la sofferenza del confinato ma, anche, la grande solidarietà della
gente di Basilicata. Miglioli, citando Pescopagano dice, "il confino
più perfetto combinato dalla natura". [...]
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