Quintino Basso

del decennio degasperiano
Dal 1943 al 1954

128 pp., lire 20.000 (euro 10,33)


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 Scrivere oggi su De Gasperi, in modo documentato come fa Basso, e pur senza rinunciare alla passione che ,diceva Croce, è il sentimento dello storico vero, significa offrire un contributo alla rinascita della politica .
 A bilancio dei primi cinquant'anni di democrazia in Italia è fondamentale ricostruire i percorsi, complessi e accidentati, del suo irradicamento, per meglio comprendere anche le ragioni delle derive che connotano il tempo attuale, relegando la politica in un ruolo secondario.
 E però, questo è il merito dello scritto di Basso, conoscere lo spirito e i contenuti di quella che fu l'era degasperiana ha valore non museale, per la ragione che, come insegnava Machiavelli, è ai principi che bisogna riandare per rinnovare e custodire la vitalità della politica.
 L'apporto che la democrazia italiana, con le sue anomalie buone e cattive, è in grado di dare alla costruzione dell'Europa sociale e politica è prezioso, a condizione che non si rinunci alla ricerca della nostra specificità.
 De Gasperi ha insegnato, attraverso un'azione ragionata e insieme ispirata, che la politica è collaborazione, che la politica è misura, ma anche che la politica è scelta e responsabilità, mai rinvio o rinuncia.
  Lo scritto di Basso, permeato di forte e non sopita passione politica, spiega questo teorema ad un pubblico certo più distratto e meno partecipe di quello degli anni '50. L'illustre economista Zamagni, nel corso del Convegno ACLI di Vallombrosa, indicava due coordinate per affrontare l'ora presente: "Bisogna avere oggi radici e ali".
 A noi sembra che in questa fatica di Basso vi siano radici e ali.