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Condotto
sotto forma di riflessioni per chiarire anche all'autore stesso i problemi
di queste "meditazioni", il libro è una approfondita
analisi della situazione attuale della globalizzazione, secondo una visione
adeguata ad essa, che sia cioè altrettanto globale e capace di
tener conto del coinvolgimento che essa ormai comporta, a livello planetario,
di ogni destino individuale e collettivo in quello di tutti gli altri.
Risultano in tal modo le contraddizioni dell'attuale fase della globalizzazione.
La popolazione dello "sviluppo" consiste soltanto nel quindici
per cento della popolazione mondiale e quella del "sottosviluppo"
nel restante ottantacinque per cento.
Persistono forti tendenze alla rivendicazione di autonomia, fino all'idea
dello "stato etnico". Il ricorso alla guerra, che, semplicemente
per il potenziale distruttivo che può scatenare, dovrebbe essere
abolito, è all'ordine del giorno. Il modello capitalistico, che
oggi sembra vincente, è messo in crisi dal profilarsi di un'economia
di postmercato e di postcapitalismo.
Accanto all'apertura delle frontiere si assiste alla loro inesorabile
chiusura di fronte all'inarrestabile fenomeno della migrazione. All'incremento
della produttività e della competitività tramite l'automazione
risulta direttamente proporzionale l'aumento della disoccupazione. Ciò
richiede di pensare la globalizzazione secondo nuove forme di comunanza
che, malgrado l'attuale crisi ed anche
impopolarità del socialismo, ne ripropone l'esigenza.
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