Maria
Solimini
Itinerari
di antropologia
culturale
220 pp., lire 25.000 (euro 12,91)

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Il libro esamina alcuni itinerari dell'antropologia culturale particolarmente
significativi, per comprenderne l'attuale configurazione e per individuare
i compiti a cui essa, in situazioni storiche diversificate da quelle in
cui nacque, può oggi essere chiamata.
Ma "itinerari" nel titolo si riferisce anche a un'innegabile caratteristica
dell'antropologia culturale, quella del suo collegamento con il viaggio:
sua caratteristica talmente peculiare, da comportarne la riorganizzazione,
una volta che l'antropologo deve ormai, come già Lévi-Strauss diceva in
Tristi Tropici, e a maggior ragione oggi con la mondializzazione del mercato,
dare l'addio ai viaggi, in seguito alla scomparsa delle culture differenti.
Si pone, di conseguenza, una questione epistemologica che richiede
la riflessione critica sulla formazione degli strumenti concettuali e
degli "oggetti" stessi dell'antropologia culturale.
Per questa strada, ci si trova di fronte al problema del rapporto
dell'antropologia culturale con la linguistica e con la semiotica, e a
quello del rapporto dell'"oggetto culturale" (il mito, per esempio) con
la lingua e più in generale con i sistemi segnici, verbali e non verbali.
La stessa questione della differenza, oggetto privilegiato dell'antropologia
culturale, si decide principalmente in base alla lingua, come soprattutto
risulta dal sistema dell'apartheid.
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